Quando si tratta dei reati di cui possono essere vittima, non c’è niente che preoccupi di più gli italiani del furto in casa. Anche reati oggettivamente più “predatori” – come l’aggressione e la rapina – destano meno preoccupazione. I numeri lo indicano chiaramente: secondo il Censis (1), per il 48% degli italiani il furto in abitazione è il reato che suscita più preoccupazione, seguito a distanza – in un metaforico podio della pericolosità percepita – dalle aggressioni (22%) e dalle rapine (16%). A seguire troviamo poi furti di dati online, truffe, furti d’auto, vandalismo, violenza, scippi, estorsioni.
I reati non mancano, insomma, eppure a turbare i sonni degli italiani c’è sempre l’idea che qualcuno violi la sicurezza della loro abitazione. Il perché hanno provato a spiegarlo i sociologi, incrociando due importanti evoluzioni degli ultimi anni. Con i lock-in pandemici la casa è diventata un luogo sempre più “vissuto” e nevralgico nella vita quotidiana di tutti, e per questo la sua sicurezza diventa un aspetto più critico che in passato. Parallelamente, negli ultimi anni la percezione di insicurezza degli italiani riguardo ai furti si è intensificata significativamente.
Quanto questa crescente preoccupazione è sensata? Dipende. Innanzitutto dal contesto storico: nel periodo pandemico gli indicatori legati alla criminalità sono crollati – eravamo tutti meno liberi di muoverci, criminali compresi – e ora stanno fisiologicamente tornando ai livelli pre-pandemia. Per fare un esempio: nel 2018 sono stati registrati circa 191 mila furti in abitazione, il minimo del periodo Covid è stato 109 mila, nel 2023 siamo saliti a 147 mila. Qualcosa di simile vale per le rapine in abitazione: 2.104 nel 2018, 1.575 nel 2020, 1.858 nel 2023 (2).
L’altra variabile chiave che dà più o meno forza alle preoccupazioni degli italiani è il luogo dove questi vivono. La frequenza a cui avvengono furti e rapine in casa varia fortemente da città a città, infatti. E se il buon senso ci fa pensare che le città più grandi e più ricche sono anche le più colpite dalla criminalità, i numeri del Ministero dell’Interno tratteggiano uno scenario a volte sorprendente.
I dati “contabilizzati” più di recente, che si riferiscono alle denunce presentate a tutto il 2023, indicano ad esempio che il podio delle città meno sicure vede nell’ordine Pisa, con circa 481 denunce di furto in abitazione ogni 100 mila abitanti, seguita da altri due capoluoghi toscani: Firenze (433 denunce) e Lucca (427). In una ipotetica Top Ten dei furti, dopo queste prime tre città troviamo nell’ordine Rimini, Ravenna, Verona, Monza, Pavia, Como, Modena.
Cambiano i nomi – con la sola eccezione di Firenze – quando si tratta delle più pericolose, ma per fortuna anche molto più rare, rapine in abitazione. Qui il podio del rischio vede primeggiare Benevento (6,9 denunce per 100 mila abitanti), seguita da Prato (6,1) e Firenze (5,8). La Top Ten delle rapine viene completata, nell’ordine, da Trieste, Pistoia, Alessandria, Lodi, Siracusa, Roma, Pavia.
Ci si sente meglio a guardare queste classifiche dal basso, quindi a scoprire quali sono le città statisticamente più sicure. Per i furti in abitazione si tratta di Oristano (50 denunce ogni 100 mila abitanti), seguita da Crotone (62) e Nuoro (63). Per le rapine, è un pari merito a zero denunce per Oristano, Enna e Aosta.
Per comprendere il senso di (in)sicurezza domestica degli italiani questi numeri aiutano, ma va sempre ricordaro che ciò che conta di più è la percezione diffusa, oggi, di un generale peggioramento nel controllo della criminalità. È il ritorno -reale, concreto – di quest’ultima ai livelli pre-pandemici che allarma i cittadini. E non stupisce quindi che gli italiani si rivolgano sempre più alla tecnologia per essere rassicurati, implementando vari tipi di sistemi antifurto e antintrusione.
Nonostante il crescente interesse per i dispositivi smart promossi dai colossi dell’elettronica di consumo come Apple o Amazon, gli italiani sanno bene che la vera protezione non può essere lasciata al fai-da-te. Se è vero che l’85% possiede già almeno un dispositivo di sicurezza e che il 45% sta valutando di adottarne uno a breve, è altrettanto evidente come stia emergendo una consapevolezza più matura: un italiano su due dichiara di voler investire di più nella sicurezza domestica, ma lo fa cercando soluzioni affidabili, progettate e installate da professionisti del settore. Perché quando si tratta di difendere la propria casa, non basta la tecnologia: servono esperienza, competenza e sistemi davvero efficaci. In gioco c’è qualcosa di intangibile ma fondamentale: la tranquillità.
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(1) Censis – Osservatorio sulla sicurezza della casa 2024
(2) Elaborazioni Sole 24 Ore sulle statistiche della banca dati interforze del dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno


