Il 2025 che sta per chiudersi è stato un anno ricco di evoluzioni tecnologiche nel settore delle soluzioni per la sicurezza fisica. Queste evoluzioni hanno man mano cambiato il modo in cui i produttori di dispositivi progettano le loro soluzioni, gli approcci con cui gli installatori le implementano, persino le aspettative degli utenti finali. Rispetto al 2025, i segnali che riguardano il 2026 in arrivo indicano che sarà un anno più di “maturazione”: probabilmente non vedremo l’arrivo di una (o più) novità di grande impatto, ma il consolidamento e la convergenza di più filoni che stanno già cambiando il settore. Per gli installatori, la partita sembra doversi giocare su tre fronti: elevare il livello di integrazione delle singole soluzioni, puntare ad una gestione continua e non più stile “installo e ci vediamo per i controlli”, gestire sempre più la sicurezza cyber dei dispositivi connessi e degli oggetti smart.

Più in concreto, ci sono sette punti chiave che tutti gli installatori dovranno quasi certamente affrontare, sia pure ognuno con le specificità del loro ambito di competenza.

Cresce l’approccio unificato alla sicurezza fisica

La prima tendenza è sia organizzativa sia tecnologica: il cliente – aziendale in primis, ma anche residenziale “evoluto” – si aspetta sempre più un’unica esperienza integrata nella gestione e nella fruizione dei sistemi di antiintrusione, controllo video, controllo accessi, citofonia, IoT, building/smarthome management. Giusto quindi puntare su piattaforme e architetture “unificate” – o meglio integrate e integrabili, perché puntare su un unico marchio non è sempre possibile e forse nemmeno opportuno – che garantiscano un’unica logica di gestione. Ma anche livelli più elevati di automazione, in modo da richiedere meno operazioni manuali in centrale e sul posto.

La principale implicazione di tutto questo, per l’installatore, è di approccio: la differenza non la fa solo quali sensori, dispositivi e piattaforme si implementano ma come le si integrano, abilitando scenari, regole, priorità, escalation. Chi saprà progettare workflow efficaci, oltre che impianti, avrà una marcia in più.

E’ questione di managed security

Anche la sicurezza fisica è stata investita pesantemente dal fenomeno del cloud. Questo non significa che tutte le piattaforme “andranno in cloud”, ma certamente nel 2026 vedremo affermarsi modelli ibridi in cui l’archiviazione e l’analisi dei dati di sicurezza sarà distribuita tra sistemi “sul campo” e sistemi in cloud – questi specie per analisi, correlazione, backup, condivisione controllata. Ciò per soddisfare due esigenze principali: da un lato la richiesta di semplicità per aggiornamenti, accesso remoto, gestione multi-sito; dall’altro la necessità di mantenere un controllo diretto e locale, dove serve, sulle informazioni.

Per gli installatori questo apre nuove opportunità di business legate ai servizi ricorrenti: manutenzione proattiva, patching e hardening dei sistemi, gestione delle credenziali e degli utenti, reportistica per audit e assicurazioni, presa in carico allarmi e verifiche. In breve: i margini saranno legati meno ai prodotti e più alla continuità del servizio.

L’Intelligenza Artificiale davvero “utile”

Il 2025 è stato l’anno in cui l’Intelligenza Artificiale è stata integrata definitivamente in moltissimi prodotti e sistemi di sicurezza fisica. Il 2026 sarà invece l’anno in cui tale integrazione deve dimostrare il suo effettivo valore, e per questo sarà giudicata soprattutto in base a quanto sarà capace di ridurre l’ambiguità nelle analisi e il tempo di reazione in caso di intervento. In sostanza, l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più usata per accelerare le indagini e la verifica degli eventi, ad esempio attraverso funzioni di video-analisi per classificazione persone/veicoli, filtri meteo, riconoscimento comportamentale, ricerca intelligente (anche in linguaggio naturale) delle informazioni memorizzate.

Attenzione però: per chi installa impianti di sicurezza avere più AI spesso significa anche gestire più dati, più integrazione e più responsabilità. Anche a livello di compliance legale.

L’importanza dell’interoperabilità

Con l’aumento della complessità nei sistemi per la sicurezza fisica, cresce anche il rischio lock-in: non poter (più) uscire dall’ecosistema dei prodotti di un vendor senza perdere importanti funzionalità. Per questo saranno sempre più apprezzati quegli ecosistemi che usano standard riconosciuti e capaci di integrare le funzioni più innovative di sicurezza.

Per l’installatore, dunque, gli standard non sono un discorso “fumoso” e inutile. Rappresentano invece la certezza di poter soddisfare le richieste future del cliente (“aggiungiamo un secondo sito”, “cambiamo VMS”, “integriamo il controllo accessi”) con il minimo possibile di difficoltà tecniche di implementazione.

Il nuovo controllo accessi

Il buon vecchio controllo accessi è un ambito in forte evoluzione già da diverso tempo, soprattutto perché gli utenti si stanno rendendo conto che i sistemi tradizionali non supportano più tutte le loro esigenze. Nel 2026 sarà ancora così, con un marcato trend di sostituzione a favore di soluzioni capaci di gestire gerarchie flessibili di identità (turni, fornitori, visitatori, collaboratori…) e interfacce particolarmente amichevoli (credenziali mobile, modalità touchless…).

Agli installatori viene quindi chiesto di vedere il controllo accessi in una concezione più ampia di prima: come elemento che fa parte di una catena estesa ma integrata (evento / verifica / azione) e guardando a logiche operative (occupancy, sicurezza sul lavoro, tracciabilità…) che non sono solo quelle del dentro/fuori.

Antincendio: non è più un mondo a parte

Sul fronte antincendio, la direzione appare chiara: gli utenti cercano sistemi sempre più monitorabili da remoto, con diagnostica più ricca e capaci – quando opportuno – di integrarsi con piattaforme di supervisione trasversali. Con una attenzione specifica a forme di manutenzione predittiva dei componenti, rese possibili dalla sensoristica e dalla connettività a bordo.

Per gli installatori che fanno anche antincendio, o che vogliono entrare in questo mercato, nel 2026 i fattori differenzianti staranno nella capacità di progettare infrastrutture solide e resilienti, offrire funzioni di teleassistenza e telemanutenzione, formalizzare piani efficaci di maintenance e test sul campo.

La sicurezza fisica diventa anche cyber

Telecamere, centrali, NVR, controller accessi, sensori IP: questi (e molti altri) oggi sono dispositivi per la sicurezza fisica sempre connessi. E quindi potenzialmente esposti ad attacchi provenienti dall’esterno. Nel 2026 bisognerà essere assolutamente sensibili a questo tema, perché la progettazione e l’implementazione dei sistemi di sicurezza deve rispettare precisi requisiti minimi di compliance normativa.

E le leggi si stanno facendo sempre più stringenti e severe. Norme come la Direttiva NIS2 o il Cyber Resilience Act hanno alzato l’asticella della gestione del rischio cyber e introdotto obblighi, più o meno vincolanti a seconda dei casi, che spesso gli installatori non possono, quantomeno, ignorare. E che si traducono in azioni molto concrete: dalla segmentazione corretta delle reti alla gestione delle credenziali personali, dalla pianificazione degli aggiornamenti firmware al backup di configurazioni e dati.

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